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29 Luglio 2016

Abitare sostenibile: le abitudini da adottare Pt.2

salva

Una casa progettata e realizzata con principi e criteri di sostenibilità ha senz’altro più chance di un’altra di essere una casa sostenibile. Ma dipende anche da chi la abita. Ci sono infatti una serie di comportamenti e accorgimenti che configurano un modo di abitare sostenibile da diversi punti di vista. Possono sembrare in alcuni casi banali, ma la difficoltà vera è farli diventare un’abitudine.

 

 

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Differenziare

La raccolta differenziata è già piuttosto diffusa in Italia, ma si può sempre migliorare. Ad esempio cercando di renderla il più possibile facile.

La prima cosa da fare è dotarsi di contenitori della pattumiera a più scomparti, per carta, plastica, umido, vetro, indifferenziata. E poi avere sempre davanti una tabella con le indicazioni del proprio Comune (ci sono differenze anche importanti fra i Comuni) su cosa va buttato dove, così da potersi togliere i classici dubbi come quello sugli scontrini del supermercato (di solito in carta termica, non vanno con la carta ma nell’indifferenziata). Andando anche oltre, e pensando a ridurre i rifiuti: per il cartone, valutare la possibilità di riutilizzare scatole, scatoloni, imballaggi; per la carta, usare fronte e retro dei fogli; per il vetro, fare come si faceva una volta con la bottiglia del latte (si sciacqua e si riusa). E così via.

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Oro blu

L’acqua, l’oro blu di oggi e soprattutto del futuro, si può risparmiare in molti modi.

Fra le regole d’oro: non lasciar mai scorrere a vuoto i rubinetti (ad esempio quando si lavano i denti); installare riduttori o regolatori di flusso; mandare lavatrici e lavastoviglie a pieno carico, a temperature basse, preferendo i cicli corti; in bagno, installare sciacquoni a doppio pulsante (che prevedono un getto minimo e massimo); non attendere troppo ad aggiustare rubinetti o sciacquoni che sgocciolano.

E se avete piante da annaffiare, provate a recuperare l’acqua piovana con catini sul balcone.

 

Spreco di cibo

La prima risposta a uno dei più drammatici paradossi dei nostri tempi (il cibo che si produce è più che sufficiente per sfamare la popolazione mondiale, ma circa un terzo viene sprecato) è nella preparazione dei cibi: cucinare, anche per più pasti in una volta (risparmiando così anche sul consumo di acqua, gas, energia elettrica), quello che si prevede di mangiare; educare fin da bambini a riempire il piatto in base all’appetito che si ha; conservare gli avanzi (una sorta di doggy bag casalingo, oltre che da ristorante) e rispolverare ricette di cucina povera, ma spesso molto gustosa, dei nostri nonni. Con recipienti impilabili, poi, specie cuocendo a vapore si risparmiano tempo e gas. Quanto al riutilizzo, si può fare anche per l’olio di frittura: occorre raffreddarlo, versarlo in un contenitore e informarsi su organizzazioni o programmi comunali che si occupano di recuperarlo (ad esempio come biocombustibile) in punti di raccolta dedicati. Si può anche organizzare una raccolta condominiale (come per pile o toner).

 

 

Individualmente questi comportamenti possono incidere forse poco. Ma quando diventano collettivi, le cose cambiano. A dirlo con chiarezza è stato di recente lo stesso Papa Francesco: «L’educazione alla responsabilità ambientale può incoraggiare vari comportamenti che hanno un’incidenza diretta e importante nella cura per l’ambiente, come evitare l’uso di materiale plastico o di carta, ridurre il consumo di acqua, differenziare i rifiuti, cucinare solo quanto ragionevolmente si potrà mangiare, trattare con cura gli altri esseri viventi, utilizzare il trasporto pubblico o condividere un medesimo veicolo tra varie persone, piantare alberi, spegnere le luci inutili, e così via». (Laudato Si’, par. 211).

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