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22 Dicembre 2016

DesignLab-Lumière: un'idea luminosa!

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Leroy Merlin lancia DesignLab, la prima Design Challenge con l’obiettivo di promuovere i talenti unendo la cultura del design e del fai-da-te.  

I candelabri da tavola fatti con tubi del gas in rame di Eleonora Musca, è uno dei cinque progetti finalisti, da sottoporre ora all’esame del pubblico.

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Per questo sono stato invitato sabato 17 a conoscere il progetto di Eleonora e a cimentarmi nella realizzazione di Lumière il candelabro.

Come molti di voi sanno, creare il nuovo con quanto è già disponibile, componendo in modo intelligente elementi esistenti colti da ambiti diversi, è una modalità che si colloca in percorsi dell’Arte moderna e in particolare del Design italiano, che hanno prodotto esiti straordinari e accattivanti.

Ciò è apparso ancora più naturale per chi come Leroy Merlin vende migliaia di prodotti per ogni settore del fai da te, costituendo una fonte d’ispirazione per tutti quasi inesauribile.

Sono una novantina i progettisti radunati nella sede di Bologna per questa prima edizione, con la richiesta di concepire nuove soluzioni di oggetti, attingendo i componenti da ricombinare in modo creativo e direttamente dagli scaffali.

La selezione tra le proposte più disparate, in alcuni casi anche troppo impegnative dal punto di vista realizzativo, ha posto in giusta evidenza il lavoro di questa giovane designer  bolognese -26 anni con laurea magistrale presso l’ISIA di Faenza-, grazie ad una intuizione che ho trovato brillante e concreta: tubi del gas, con un giusto diametro di 22 mm, da impiegare come porta candele per la tavola.

Immediatezza, semplicità e funzionalità, sono le doti che hanno consentito di ottenere questa sorprendente soluzione, con anche il merito di riproporre il rame, un materiale dalle notevoli qualità che attende sempre di essere riscoperto.

Una scelta originale anche da un punto di vista estetico e percettivo, particolarmente adatta alla tipologia di oggetto che ha per me un forte valore simbolico.

 

Come una sorta di gioco di costruzioni, con un dato numero di raccordi, tubi, stecche di legno a sezione circolare e nastro adesivo telato -seguendo un chiaro foglio istruzioni e video dimostrativi-, in pochi passi è possibile realizzare soluzioni diverse per forma e quantità di alloggiamenti, che assecondano cene intime o di gruppo, frugali o di rappresentanza grazie alla particolare qualità formale di alcune composizioni, in grado anche di nascondere l’origine self-made.

Ci si trova così nella migliore tradizione del Design italiano di ottenere “tanto” con “poco”, valorizzando per mezzo dell'intuizione progettuale dei comuni componenti, che così ricombinati offrono alla vista una bellezza secondo me spiazzante, tanto più semplice e aliena risulta la loro provenienza.

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Le persone hanno così la possibilità di creare molteplici configurazioni e studiare la propria libera interpretazione sentendosi coinvolti in quello che diventa quasi un gioco che porta credetemi per me che l’ho sperimentato, un feeling positivo.

L’insieme di tutti questi aspetti -che in gergo si chiamano “plus”- forma il valore di una idea progettuale, comprendono anche quello non secondario  della facilità di disassemblaggio e recupero dei materiali impiegati, che risultano tutti riciclabili.

Quest'ultimo è un fattore con un peso sempre più rilevante nell’ambito di una nuova concezione -e coscienza- del produrre e consumare, che già oggi tutti noi dovremmo tassativamente assumere. Penso che nei prossimi anni non potremo più evitare la sfida della sostenibilità, che attende in termini sempre più convincenti un vero cambiamento culturale e tecnologico, destinato a coinvolgere tutte le figure in gioco. 

Il progetto di Eleonora Musca pertanto non è solo bello -che non deve essere il principale dei parametri strategici- ma anche appropriato, rispetto alle esigenze attuali e future del singolo e della collettività, contribuendo ad indicare tra le molteplici interpretazioni dell’idea e della pratica del Design, quella più responsabile, che ci si auspica sempre di diffondere e non perdere mai di vista.

Tutti questi aspetti mi hanno convinto a mettermi in gioco nel costruire Lumière. Voi che ne pensate? Vi piacerebbe avere un Lumière costruito da voi in casa? Qui trovare le istruzioni. 

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